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Salesiani i 100 anni!

SALESIANI

SALESIANI A RAVENNA:
UN PO’ DI STORIA


Il Centenario dei Salesiani a Ravenna rappresenta un’occasione del tutto speciale per ripercorrere un tratto di storia che ha segnato la vita della nostra città. La ripercorriamo nelle sue grandi linee, quasi tappe di un percorso tante volte in salita ma certamente ricco di protagonisti eccezionali, profonde soddisfazioni e importanti traguardi raggiunti.

Gli inizi
La presenza dei Salesiani a Ravenna ha inizio alla fine dell’anno 1907. In verità i contatti erano stati presi quasi due anni prima. Era stato Mons. Morganti, Arcivescovo di Ravenna, già allievo di don Bosco a Torino, che aveva più volte richiesto a don Michele Rua, primo successore del santo torinese, supplicando “in ginocchio”, la presenza dei Salesiani a Ravenna. L’arcivescovo trova una sostenitrice di questa causa nella Contessa Adelaide Argelli Brandolini che offre la somma necessaria per acquistare un vecchio convento francescano a ridosso della Basilica di San Apollinare Nuovo. I primi locali sono adibiti a laboratori per giovani artigiani. Primo di tutti sarà la tipografia subito stimata per l’alta professionalità; accanto ad essa sorge la legatoria e poi un laboratorio di falegnameria e il reparto calzoleria. Non manca uno spazio per l’attività tipicamente salesiana dell’Oratorio.
L’impatto con città, all’inizio non facile per il diffuso clima anticlericale, pian piano si modifica e si fa sempre più positivo. E’ interessante l’annotazione del primo direttore dell’Opera, don G.B. Ferrando che l’anno seguente all’entrata dei salesiani, scrive: “Il numero dei giovani aumenta e il nome “salesiano” è diventato sinonimo di buoni cattolici.

Due guerre
Se la presenza dei laboratori dà occasioni di impiego, sono tanti i giovani che chiedono di poter essere introdotti nel mondo del lavoro con titoli adeguati. Nascono nel 1914 le scuole professionali. Ma l’anno seguente, allo scoppio della prima guerra mondiale, il Collegio viene requisito e adibito a Ospedale militare.
Al termine della guerra, nel 1919 l’Istituto riapre e riprende lo sviluppo di presenze e laboratori. Si gioisce nel 1929 per la beatificazione di don Bosco, così come, cinque anni dopo, l’entusiasmo sale alle stelle perché il 1 aprile, giorno di Pasqua, don Bosco viene proclamato santo. Ma, dopo solo vent’anni, una seconda tragedia sembra mettere in ginocchio l’Opera salesiana. Nel 1943 devastanti bombardamenti radono al suolo quasi l’intero istituto. I Salesiani sfollano alle Torri di Mezzano e al ritorno si sistemano alla Sacca, alla Caserma Italo Balbo, al Teatro Rasi.

Il dopoguerra
Nel 1945, terminata la guerra, ci si rimbocca le maniche e si riprende di nuovo a lavorare. Si riapre al Rasi e inizia la ricostruzione. L’Oratorio vive dell’entusiasmo e della santitàdi don Carlo Sala. Nel 1947 viene affidata ai Salesiani la Parrocchia di S. Maria in Porto. Don Spartaco Mannucci la gestirà per tantissimi anni. Nel 1960 si può inaugurare l’Istituto finalmente ricostruito e ristrutturato. Sono gli anni ’60 a segnare una forte crescita di allievi che raggiungeranno anche il numero di 250. Si apre nel 1963 l’Istituto professionale per l’Industria e l’Artigianato (IPIA) legalmente riconosciuto. L’avviamento professionale si trasforma in Scuola Media unificata. Si dà inizio anche al Centro di Formazione Professionale.

Questi ultimi anni
E l’ultima tappa è storia di questi anni. Nel 1992, dopo 45 anni, viene lasciata la Parrocchia di S. Maria in Porto per assumere quella dei Ss. Simone e Giuda. Già negli anni ’70, nella zona periferica dei Poggi, si nota un fermento nuovo: è la “Comunità cristiana dei Poggi” che, come l’Oratorio di Don Bosco, prima di trovare la sua definitiva dimora, trasmigra da un posto all’altro in cerca di una dimora definitiva. Il Card. Tonini prende a cuore questa situazione particolare che abbisogna di una soluzione definitiva.
Nel 1996, dopo 88 anni, viene lasciata la Casa salesiana di Via Alberoni, per la nuova residenza in Via Dx Canale Molinetto. C’è un ampio terreno da risistemare e liberare da cespugli e rovi, una vecchia villa da riadattare che può fare da oratorio e una balera che può servire da chiesa. In poco tempo, con l’aiuto di generosi volontari, si arriva sistemare campi e casa. Nel frattempo diventa abitabile la nuova costruzione dell’Oratorio in Via Antica Milizia.
E’ nell’anno del Giubileo, nel giorno della Madonna Ausiliatrice, il 24 maggio del 2000, che l’Arcivescovo Mons. Amaducci, consacra solennemente la nuova chiesa parrocchiale dei Santi Simone e Giuda. Ma non ci si può fermare perché nuovi bisogni bussano alle porte. Si rende necessaria una sala polifunzionale per i giochi, lo sport, i ritrovi e generosi benefattori donano alla parrocchia il Centro famiglia “Enrico Boicelli” che viene inaugurato nel 2003.
E’ grazie al parroco don Ivano Bicego e alla sua comunità che si continua a sognare. Tra pochi mesi verrà inaugurato un imponente mosaico nell’abside della Chiesa in memoria di Gianluca Dini. Anche l’incaricato dell’Oratorio, il vulcanico Sergio, sostenuto da una decisa e convinta schiera di volontari, sta già sognando per l’Oratorio nuove strutture e attività.
Nel cuore e nella mente si è stampato l’invito di S.E. Mons Verucchi che ha dato questa consegna alla Comunità Salesiana e parrocchiale: “coinvolgiamo nella speranza educativa”. Don Bosco che festeggiamo in questi giorni ci illumini con la sua vita e la sua parola.

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